Il grande cinema: tre itinerari tematici nella Biosfera Delta Po

Forse non tutti sanno che si può scoprire il territorio della Riserva di Biosfera del Delta del Po anche attraverso gli itinerari turistici del grande cinema girato in questi luoghi.

Oltre 500 tra documentari, lungometraggi, cortometraggi e inchieste televisive

A dimostrazione di quanto il fiume Po “e la sua gente” abbiano generato – e tuttora generino – interesse e fascinazione negli occhi di autori e cineasti, che lungo le sue sponde hanno scritto alcune delle pagine più indimenticabili del cinema italiano, il Po compare in oltre cinquecento tra documentari, lungometraggi, cortometraggi e inchieste televisive.

Un interesse emerso fin da inizio secolo, ma che trova nel 1943 la sua prima importante manifestazione, quando, quasi in contemporanea, Michelangelo Antonioni gira il documentario Gente del Po e Luchino Visconti esordisce alla regia con Ossessione. Tre anni dopo sarà la volta di Roberto Rossellini, che nel sesto episodio di Paisà sceglie le paludi, le canne e il popolo del Delta per raccontare la disperata battaglia tra Nazifascisti e Partigiani, confermando così la profonda vocazione neorealista e documentarista di questo territorio, caratterizzato da una natura tanto cruda e fragile quanto espressiva.
In oltre settant’anni il Delta del Po ha fornito ispirazione a scrittori e sceneggiatori illustri, tra cui Zavattini, Guerra, Celati, Flaiano e Moravia, e si è offerto come scenografia naturale a maestri del cinema italiano tra loro diversissimi, come i già citati Antonioni, Visconti e Rossellini, ma anche De Santis, Vancini, Montaldo, Avati, Mazzacurati e molti altri.

Per accogliere e documentare la storia del cinema girato in quest’area e favorirne la conoscenza come fenomeno artistico-culturale, è stato istituito a Comacchio nell’ambito del progetto interregionale “Destinazione Parchi del Delta del Po” il Centro di Documentazione Cinematografica del Delta del Po.

3 itinerari cineturistici

Tra i progetti più interessanti la creazione di 3 itinerari cineturistici  che consentano al visitatore di “toccare con mano” quanto hanno letto e approfondito nelle diverse sale del Centro e nello specifico visitare le location di film e documentari girati all’interno dei confini del Parco.

Itinerario Pupi Avati

A Comacchio si riconoscono dal film La casa delle finestre che ridono il Loggiato dei Cappuccini in Corso Mazzini, alcune vie del centro storico e in particolare via E. Fogli: il civico 7 nel film è l’esterno dell’Albergo Italia, dove alloggia il protagonista Stefano (Lino Capolicchio), mentre poco più avanti, lo stesso Stefano assiste alla tragica caduta dalla finestra dell’amico Antonio (Giulio Pizzirani). Lungo la Strada statale Romea, percorrendo una stradina sterrata, è possibile vedere quel che rimane della villa liberty (oggi pericolante) utilizzata da Pupi Avati come abitazione delle sorelle Legnani, nonché teatro di misteriosi e brutali omicidi. Diverse scene del film Festa di laurea sono state riprese a Porto Garibaldi e nel territorio di Volano: le strade percorse in bicicletta dai protagonisti, padre e figlio, all’inizio della pellicola – e che fanno da scenografia ai titoli di testa – sono le vie panoramiche che costeggiano Valle Bertuzzi, al cui interno, in via Lido di Volano, è tutt’oggi visibile il casone dove i due si recano per noleggiare i vestiti.

Itinerario Sophia Loren

Mario Soldati nel 1954 girò La donna del fiume, film che consacrò Sophia Loren come star internazionale. All’interno dell’ex Azienda Municipale Valli di Comacchio – l’attuale Manifattura dei Marinati – lavora Nives (Sophia Loren): celebri le riprese nella Sala dei Fuochi, dove venivano marinate le anguille. Lido di Volano è la location che Soldati scelse per le riprese della festa paesana, dove una sensualissima Loren balla sulle note di “Mambo Bacan” scatenando le gelosie dei molti corteggiatori presenti e la rissa tra i comacchiesi e i “bikers” venuti da Bagnacavallo. In Località Taglio della Falce si trova la casa dove viveva Nives (Sophia Loren) nella prima parte del film, all’epoca abitata da una famiglia della zona che nell’estate del 1954 ospitò la troupe romana per oltre quaranta giorni. Oggi l’abitazione è di proprietà del demanio ed è stata più volte restaurata, pur mantenendo forma e aspetto architettonico originari.

Itinerario paesaggi naturali e artificiali

Affascinato dalla sua natura selvaggia e incontaminata, nel 1958 Aglauco Casadio individua nell’Oasi di Cannevié la location ideale dove ambientare il film Un ettaro di cielo, una fiaba poetica e picaresca uscita dalla penna di Tonino Guerra – al suo esordio come sceneggiatore – ed Ennio Flaiano. Nel 1964 Michelangelo Antonioni fece dell’area compresa tra la zona industriale di Ravenna, Porto Corsini e la Pialassa della Baiona un unico grande set per le riprese del suo capolavoro, Deserto rosso, offrendo allo spettatore un interessante punto di osservazione sul contrasto tra paesaggio naturale e paesaggio costruito. Il regista ferrarese individuò nelle paludi della Pialassa della Baiona e nella spiaggia a ridosso della Pineta di San Vitale la scenografia che più si prestava ad amplificare il senso di fragilità e le insicurezze della protagonista Giuliana (Monica Vitti) e ad aumentarne il senso di crisi esistenziale. Per mostrare il disagio dell’essere umano incapace di convivere con una società orientata al progresso, Antonioni ha immerso i suoi personaggi in un’ambientazione fortemente industrializzata e disumanizzata. La zona industriale di Ravenna è, infatti, la scenografia principale del film: le riprese sono state realizzate lungo via della Baiona (set della scena iniziale, dove si vedono gli operari protestare durante uno sciopero) e il Canale Candiano, dove sono riconoscibili la ciminiera e la torre di raffreddamento Hammon della raffineria SAROM e del complesso petrolchimico ANIC, oggi entrambi dismessi.

Tutti gli itinerari e la mappa dei luoghi del grande cinema sul sito del Centro di Documentazione Cinematografica del Delta del Po