Uomo e natura insieme: le produzioni agroalimentari tipiche della Biosfera Delta Po

La zona della Biosfera Delta del Po è un’area molto ricca e fertile dovuto al particolare tipo di terreno e ciò ha permesso di sviluppare diverse produzioni agroalimentari, alcune delle quali hanno ottenuto riconoscimenti DOP e IGP.

Il primo è sicuramente il riso del Delta del Po IGP. Coltivato nelle province di Ferrare e Rovigo, il riso nel Delta del Po è arrivato nel ‘500 dopo la diffusione in Pianura Padana. Il terreno su cui viene prodotto è di due tipi, uno più limoso detto terra bianca nella zona di Rovigo; l’altro più torboso e per questo definito terra nera, nel ferrarese.
Più precisamente appartiene al tipo Japonica, Superfino e si può trovare nelle varietà Carnaroli, Volano, Baldo e Arborio.
Può essere prodotto nei comuni di Berra, Comacchio, Codigoro, Goro, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro e Ostellato in Emilia Romagna. Per quanto riguarda la parte veneta i comuni interessati dall’IGP sono: Ariano nel Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Taglio di Po.

Poi troviamo il radicchio rosso di Chioggia che ha ottenuto nel 2008 il riconoscimento europeo IGP ed appartiene alle Asteracee del genere Cichorium specie inthybus, varietà silvestre. Ciò che lo caratterizza è il tipo di terreno che è il risultato dei sedimenti trascinati dai fiumi Po, Adige e Brenta nel corso dei secoli e dalla vicinanza con il mare. Può presentarsi in due varietà, quella tardiva e quella precoce. La tardiva è leggermente più grande ed è prodotto su alcuni comuni compresi nella provincia di Padova, Venezia e Rovigo. Quella precoce, più piccola, è  prodotta solamente nei comuni di Chioggia e Rosolina.

Tra gli IGP troviamo anche l’asparago verde d’Altedo che cresce in terreni sabbiosi tipici della zona del Delta. Conosciuti da secoli, se ne trovano tracce negli scritti degli antichi romani di Plinio e di Catone, gli vengono da sempre attribuite proprietà curative e purificanti.

Un prodotto marchiato DOP è la cozza di Scardovari allevata nell’omonima Sacca degli Scardovari dove venne sperimentato l’allevamento di mitili in alternativa alla pesca in mare. Sono proprio le caratteristiche di questa sacca ad attribuire alla Cozza le proprietà che la contraddistinguono dalle altre. I vivai sono costituiti da strutture rettangolari ai quali vengono appese la calze di rete dette “resta”.
La Sacca degli Scardovari si trova tra i rami del Po di Tolle e del Po di Gnocca

Sempre nell’area veneta si trova l’aglio bianco polesano DOP. Ci sono tracce della sue produzione fin dal XVI secolo e ha assunto sempre maggior importanza soprattutto nelle aziende medio piccole. La sua diffusione in questi terreni deriva dalla fertilità dovuta alla presenza dei fiumi Adige e Po, dal clima e dell’attenzione che gli è stata data nella coltivazione e che ha reso Rovigo una piazza importante per il commercio di questo bene.

Se da una parte abbia l’aglio polesano, dall’altra abbiamo l’aglio bianco di Voghiera DOP, prodotto tra gli altri anche nel comune di Argenta, oltre che Voghiera, Masi Torello e Portomaggiore. Risulta essere un prodotto estremamente versatile e contrariamente ad altri tipi di aglio è leggermente più grande e non troppo acre. Le sue peculiarità sono legate al suolo argilloso e limoso e al clima caratteristico di questo territorio.

Infine, troviamo i Vini del Bosco Eliceo la cui nascita e diffusione risale al 1528 quando Ercole II D’Este sposò Renata di Francia, figlia di Luigi XII che portò come dote un vitigno della Borgogna, l’Uva d’oro, e che trovò nel Delta del Po un habitat favorevole alla sua riproduzione, costituito da un clima umido, nebbioso e statico, l’aria e il terreno fortemente salmastri, la vicinanza costante del mare e la mancanza di acqua dolce che determinano il carattere dei quattro vini D.O.C. del Bosco Eliceo: Fortana, Merlot, Sauvignon e Bianco del Bosco.

A questi prodotti ne va aggiunto però almeno un altro: l’anguilla marinata, presidio Slow Food.

L’anguilla marinata è uno dei prodotti più caratteristici del territorio del Delta del Po, la cui produzione è stata recuperata negli ultimi anni grazie al restauro dell’antica Manifattura dei Marinati dove fino alla fine degli anni ’50 avveniva la tradizionale lavorazione dell’anguilla cotta alla brace di legno di leccio su spiedi di ferro e poi messe in una particolare salamoia costituita da aceto, acqua, sale di Cervia e alloro e conservate in contenitori di legno o latta. Tradizionalmente veniva consumata a Pasqua, ma la sua preparazione avviene tra novembre e gennaio quando vengono catturate le anguille.